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È bello per noi stare qui!

Rubrica "Parola Viva" - Il commento al Vangelo della domenica a cura dei gifrini!

a cura della fraternità di Livorno (che oggi celebra la festa dell'accettazione!!!)


II domenica di Quaresima

Dal Vangelo secondo Marco 9,2-10. 
Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro 
e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 
E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. 
Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». 
Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. 
Poi si formò una nube che li avvolse nell'ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». 
E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro. 
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risuscitato dai morti. 
Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti.


 

 

Il brano del Vangelo di questa domenica ci mette negli stessi “panni” di Pietro, Giacomo e Giovanni: lo stare insieme con Gesù, il vederlo nelle sue vesti “splendenti”, è un’esperienza emozionante, a tal punto che egoisticamente verrebbe voglia di fermarsi, di poter stare da soli con Lui. Ma Dio Padre ci richiama al concreto, ci risveglia e ci svela la vera identità di Gesù: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!”. Ascoltare Gesù e seguirlo non vuol dire restare sul “monte”, ma significa scendere a “valle” per andare incontro ai fratelli, amarli e servirli come Lui stesso ci ha insegnato.

Nella nostra vita di tutti i giorni, quindi, è sì importante trovare dei momenti in cui fermarsi e stare da soli con Gesù per lasciarsi avvolgere dalla sua luce, tuttavia dobbiamo avere sempre ben chiaro che Gesù ci chiama a riconoscerlo e ad incontrarlo in ogni uomo, soprattutto in coloro che sono più fragili e deboli.

 

 Gabriele Spadoni 

 

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