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ARCABAS: Natività a Betlemme

Trovare la semplicità oggi è assai difficile.

Trovarla e riuscire a penetrare il suo mistero d’Amore è un dono.

L’uomo col tempo è diventato abilissimo a complicare con paroloni difficili tutte le cose. Si cerca sempre un significato ultimo delle cose, si discute, ragiona,  discerne, e si finisce poi per concludere che tutto è il contrario di tutto, che tutto è relativo, che tutto cambia a seconda delle esigenze, dei costumi, dei tempi e della libertà dell’uomo.

Ma allora dov’è la verità?

Probabilmente la realtà è che tutto è molto semplice. Dio stesso è semplice, o non si sarebbe fatto Bambino e povero. Noi invece con le nostre complicazioni riusciamo ad allontanarci dalla sua semplice Bellezza, noi, cercatori instancabili del significato nascosto di qualcosa che invece abbiamo da sempre avuto sotto gli occhi, e soprattutto a portata di mano.

Arcabas, questo artista dal nome fantasioso, che anche nelle sue opere ricorda le fiabe dei bambini, forse ha davvero colto questa bellezza semplice e povera, che per le sue caratteristiche probabilmente avrebbe affascinato anche il nostro Francesco d’Assisi. Lo vedo Francesco, commuoversi e piangere di gioia, contemplando questo piccolo volto che esce dalle coperte, incorniciato e protetto da Maria, come se ancora lo avesse in grembo.

Questa mamma, che si riposa dopo le fatiche del parto, e che dormendo non riesce a fare a meno di accarezzare delicatissimamente la guancia morbida e profumata del proprio figlio, e che gode a sua volta della luce che il suo Dio-bambino sprigiona, e nel sonno si lascia inconsapevolmente illuminare tutto il volto da questa luce, come se fosse in sua Adorazione anche nel tempo del riposo, e Adorandolo si dona. Tutti e due avvolti in un blu prezioso, regale, puro. La purezza del grande mistero che amava e adorava Francesco d’Assisi: quello dell’umiltà dell’incarnazione.

Ma la cosa veramente straordinaria di questa scena familiare, domestica potremmo dire, è Giuseppe.

Ma che meraviglia vedere un uomo come Giuseppe!

 Lui è il simbolo di tutta l’umanità che ama Dio! E non può che rimanere sveglio ad adorare e amare con tutto se stesso il grande mistero che i suoi occhi vedono. Sa di dover custodire il Dio-con-noi, sa di dover proteggere un Dio che ha scelto di incarnarsi proprio nella sua sposa e nella sua storia, e dopo il timore e i dubbi dell’inizio, adesso si lascia avvolgere anima e corpo da questo amore, che lo illumina di un rosso che è Passione, passione d’amore e anche di dolore. Dolore che inizierà con la persecuzione che dovranno vivere sotto Erode, la fuga in Egitto, gli incomprensibili anni della giovinezza di un figlio che cresceva in Sapienza e Grazia, in un modo indecifrabile per i genitori, che non potevano fare altro che accogliere e conservare nel cuore le mille domande quotidiane che ogni singolo giorno nascono anche in noi dal quotidiano vivere in Dio e con Dio, e che culminerà con il sacrificio del suo Gesù, in croce.

E l’espressione di quest’uomo, Giuseppe, è davvero emblematica: sembra pensieroso, forse quelle strane rocce bluastre dietro la sua testa sono la materializzazione dei suoi pensieri, delle sue paure; ma questo stesso uomo, al medesimo tempo sembra anche in procinto di aprire un grande sorriso: sorride, il babbo, nel vedere le due ragioni del suo Amore cullarsi in un dolce sonno.

E porta in mano una candela, strano no? Portare luce al Salvatore, Gesù, la luce che nasce per illuminare ogni uomo. Si potrebbe pensare che questo sia un gesto alquanto inutile, d’altronde è superfluo portare una misera candelina a Dio, che è la luce del Mondo.

 E invece qui c’è il grande segreto del cristiano: offri un po’ del tuo amore a Dio, che tutto si è donato per amore. Che per primo ci ha amato, e che non ha affatto bisogno che noi aggiungiamo qualcosa al Suo amore, che è già perfetto, ma che allo stesso tempo, se gli offriamo in dono la nostra fiammella, ci ama di un amore ancora più grande. Nessun amore è inutile, nessun dono fatto per amore e con amore sarà allora mai troppo piccolo. Non sarà troppo poco il soldo della vedova, non sarà troppo inutile la preghiera di un giorno: è questa la rivoluzione dell’amore, tanto semplice, anche lei, quanto ignorata dalla storia; o forse sono la sola che pensa che i campi di concentramento siano nati dalla logica contraria? Ciò che riteniamo superfluo, verrà scartato e perché no, eliminato. Bonhoeffer diceva che “ci sono solo due luoghi in cui i forti e i grandi di questo mondo perdono il loro coraggio, in cui sono spaventati nel più profondo della loro anima, da cui rifuggono pieni di paura: sono la mangiatoia e la croce di Cristo”.

Pensando ad Eluana Englaro, a Welby, all’aborto, e a tutti gli abomini commessi in passato e in atto ancora oggi, penso davvero che contemplare l’amore di Giuseppe sia una delle cose più urgenti per noi, cristiani di oggi.

Giuseppe non fugge la mangiatoia, ma vi si avvicina con una candela accesa in mano, così come Maria non fugge dalla croce, ma si pone ai suoi piedi. Saper donare con amore nel nostro piccolo, offrire la nostra fiammella di luce, impastata di gioie, dolori, speranze, di vita, significa fare di se stessi il riflesso vero e vivido dell’amore di Dio, è davvero essere sue creature.

Mettiamoci dunque, in questo Natale, nella prospettiva di Giuseppe, e facciamo che per noi, come per lui, sia sempre Natale. Facciamo come se Gesù abitasse con noi, fosse un piccolo bambino in fasce, e noi dovessimo prendercene cura, farlo crescere. Accendiamo le nostre fiammelle e porgiamo la luce al datore della luce, e allora, allontanandoci dal cono d’ombra delle nostre paure, della nostra umanità, anche noi potremo squarciare i cieli come fanno questi tre angeli, e raggiungere e farci raggiungere dall’amore perfetto di Dio. E allora saremo incendiati dal suo Amore, e potremo vivere davvero con Dio nel nostro cuore, in un mondo dove tutto ha il colore dell’oro, dove un Re sceglie di nascere e crescere, e dove gli angeli cantano “Gloria” tutti i giorni.

Possibile? Io guardando Giuseppe credo di si.

Complicato? Forse, ma intanto facciamo come Giuseppe, facciamolo per questa notte: sarà come vegliare al lume di una candela un bambino e la sua mamma che dormono abbracciati.

Perché Dio è semplice, Dio secondo me è proprio così.

Valentina (Fraternità di Cortona)


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