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“Non ci sono più i giovani di una volta!”
È vero! Non ci sono più. In pochi decenni si sono rivoluzionate le caratteristiche di tutte le generazioni, specialmente di quella adolescenziale. Ce lo dice la sociologia, ce lo ricordano i fatti di cronaca, lo viviamo ogni giorno. Anche noi gifrini, da animatori possiamo toccare con mano tutto questo. Oggi è difficile interessare i ragazzi, è difficile coinvolgerli, è difficile trovare il giusto canale di comunicazione per trasmettere loro la bellezza della fraternità che viviamo.

A Castellina Marittima, nei giorni 26 e 27 Aprile ci abbiamo provato.

Abbiamo parlato delle emozioni. Di come le viviamo, come dargli un nome e soprattutto come indirizzarle, come trasformarle in azioni e per orientarle al bene.

Il tempo non è stato molto, ma è stato vissuto appieno, tra attività, giochi, chiacchiere e due calci ad un pallone. In tutto questo non sono ovviamente mancati i momenti di preghiera: abbiamo recitato la liturgia delle ore, abbiamo vissuto una bellissima veglia molto sentita dai ragazzi, e abbiamo concluso il campo con la santa Messa.

“Non ci sono più i giovani di una volta!” è vero, e se vogliamo continuare con gli stereotipi oggi i giovani sono sempre a digitare con i loro smartphone, sono sempre con la testa tra le nuvole e spesso sono disinteressati.

Io però in questi giorni ho visto anche degli adolescenti interessati a ciò che gli veniva detto, che hanno partecipato e portato il loro contributo alle attività.
Ragazzi che hanno detto dei piccoli “no” ai loro impegni per essere presenti. Credo davvero che questo non sia scontato.
Ho visto anche i loro sguardi che spesso si sono illuminati, ho visto il loro stupore nel descrivere ciò che hanno provato nella condivisione finale. 

Non so dire bene da cosa derivasse quello stupore: forse hanno visto che non è tutto noioso quello che facciamo alla gioventù francescana, forse non sono così noiose le “preghierone” piene di nomi strani se le recitiamo come se fossero scritte per noi, o forse erano semplicemente stupiti dal potersi divertire anche con dei giochi semplici, fatti in cerchio, come facevano quei famosi “ragazzi di una volta”.

Non so cosa ci sia nei loro cuori, spero tanto però che l’esperienza di questi due giorni sia stata un piccolo seme dentro di loro, e soprattutto che colui che invece il loro cuore lo conosce bene, possa far germogliare quel seme.

Grazie ai ragazzi, grazie a chi si è speso, agli animatori, alla commissione formazione regionale, agli assistenti regionali e a tutti coloro che hanno partecipato. 
Grazie al Signore che ci fa vivere tutto questo
Pace e Bene

Gabriele (Zetto)

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