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Come vasi di creta...

Campo regionale di formazione animatori araldini Gi.Fra. e OFS

I giorni 15 e 16 marzo a Massa Marittima in provincia di Grosseto abbiamo vissuto due giorni di formazione rivolta agli animatori araldini Gi.Fra e O.f.s. e ad altri giovani della Gi.Fra impegnati in altre aree di servizio.

Questo campo è partito subito in quinta, appena arrivati un saluto velocissimo ed un breve momento di preghiera per poi essere divisi nei vari settori. Noi del gruppo animatori araldini avevamo come frase – guida “Come vasi di creta”, tratta dalla lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi, frase che evidenzia l’amore di Dio che ha affidato il tesoro della conoscenza di Cristo a noi che non siamo che fragili vasi di creta.

 

 

Dopo un gioco di presentazione per far rompere il ghiaccio abbiamo ascoltato Marco Vespi (ministro della nostra fraternità di Pontedera), che ha tenuto un discorso affrontando le tematiche pedagogiche calandole nella nostra realtà di animatori, infatti ha spiegato molto semplicemente come approcciarsi ai bambini. Il tutto si è concluso con un emozionante carrellata di frasi sul significato dell’amore visto dai bambini. Dopo abbiamo avuto modo di porre alcune domande a Marco, che ci ha egregiamente dato soluzioni pratiche da poter riportare nel rapporto con i nostri Araldini.

Inerente a quello che avevamo sentito abbiamo svolto un'attività, nella quale dovevamo affrontare un percorso guidato dove ognuno di noi doveva prendere vari bigliettini con scritte delle caratteristiche che rispecchiavano il suo modo di animare, oltre ai bigliettini dovevamo prendere anche dei pezzettini di das con i quali dopo abbiamo costriuto il nostro vaso di creta, impastato di tutte le nostre caratteristiche. Lo abbiamo curato dandogli la forma che più ci rappresentava, lo abbiamo modellato con la nostra fatica. Peccato non sapere che il nostro vaso non sarebbe sempre rimasto così e nelle nostre mani ! La veglia, seguendo la storia di un vasaio, faceva da sfondo ad una serie di gesti che ci hanno fatto riflettere: sulle nostre caratteristiche come animatori e sulle capacità che avevamo misurato impastando già il vaso; sull’ accoglienza dell’altro, scambiandoci il vasino con animatori anche di altre fraternità che non conoscevamo bene; sullo spezzarci per l’altro regalandogli il nostro meglio, abbiamo fisicamente rotto tutti i nostri vasini prendo un pezzetto del vaso di ognuno e infine abbiamo impastato “il meglio di tutti” con nuova argilla… noi, Dio.. dando vita non a dei nuovi vasini bensì a dei piccoli mattoncini che rappresentavano la nostra fraternità. Era ormai notte, la veglia è finita , tanti pensieri nella testa, tante emozioni nel cuore…

La domenica, dopo le lodi mattutine, per noi animatori l’attività è iniziata con un invito a riflettere su ogni volta che non accettiamo di essere semplici vasi di creta e quindi ci mettiamo delle coperture, degli abbellimenti. Abbiamo ascoltato delle letture che ci hanno preparati per il momento di deserto , durante il quale dovevamo scrivere dei nostri difetti-punti deboli che ci impediscono di vivere al massimo la nostra vita da animatori. Queste parole sono state scritte su dei post-it che poi ci siamo attaccati sul corpo. Finito il deserto siamo rientrati e abbiamo trovato nel mezzo della stanza un bidone nel quale abbiamo gettato a turno i nostri foglietti (facendo una breve spiegazione del perché avevamo scelto quelle parole). Il gesto era l’allegoria della liberazione degli orpelli che ogni giorno poniamo su noi stessi.

Infine, è arrivato il momento in cui ogni fraternità si è presentata alle altre, attraverso una storia che rispecchiasse la composizione e le caratteristiche del proprio gruppo araldini. Ogni gruppo era stato chiamato a presentarsi con la realizzazione di un vaso contenente delle stelle, una per ogni bambino. Un segno molto carino, dolce e coinvolgente.

La mattinata è finita con la proiezione di un cortometraggio che faceva riflettere sulla bellezza della semplicità dei bambini e sulla capacità che tante volte hanno di insegnare qualcosa a noi.

Siamo usciti dalla stanza tenendo fra le mani il ricordo tangibile di questa due-giorni, un vasetto pieno di stelle con sopra una stella più grande che si illumina al buio.

Nel primo pomeriggio, la celebrazione della Messa ha concluso questo tempo insieme. Commentando l’episodio evangelico della Trasfigurazione di Gesù, Fra Francesco ci ha detto che la Quaresima è il tempo propizio per scoprire la luce che il Signore mette dentro di noi per trasfigurare il nostro volto. Come? Non lo sappiamo… La prima lettura parlava di Abramo che viene chiamato dal Signore a mettersi in viaggio verso una terra che è preparata per lui. Dopo la Messa anche noi siamo partiti, per tornare a casa, certamente, ma forse anche per un viaggio sulla strada che Dio ha scelto per noi. 

Sara e Brunella della fraternità di Pontedera

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