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Una scoperta mediata da altri!

Preparazione al Capitolo Regionale - Parte 2

a cura di Fra Guido

I frati che erano stati inviati due a due in tutte le direzioni del mondo da San Francesco si ritrovavano inizialmente una volta l’anno alla Porziuncola, per fare il punto della situazione, raccontarsi le meraviglie del Signore, pregare insieme, verificarsi sulle attività e poi riprogrammare e riassegnare i vari compiti.

 È passato alla storia e all'immaginario ispirativo di tutti i francescani, il Capitolo delle Stuoie che il testo dei Fioretti (Fior XVIII: FF 1848) ci tramanda. Oltre 5.000 frati si ritrovarono a S. Maria degli Angeli, «tutti occupati nel ragionare di Dio, in orazioni, in lagrime, in esercizi di carità; e stavano con tanto silenzio e con tanta modestia, che ivi non si sentia uno romore, nessuno stropiccìo, e maravigliandosi di tanta moltitudine in uno così ordinata, con lagrime e con grande divozione diceva: «Veramente questo si è il campo e lo esercito de’cavalieri di Dio!». Il riferimento al silenzio non è per mancanza di gioia – mi immagino che i giovani non possano e non debbano fare “troppo” silenzio – ma come riferimento all'unico intento, sentito da tutti, di lavorare per il Regno di Dio! Tutti concentrati a come meglio realizzare la vocazione francescana!

Infatti San Francesco rivolse la sua esortazione ai frati: «Io comando per merito della santa obbedienza, che tutti voi che siete congregati che nessuno di voi abbia cura né sollecitudine di veruna cosa di mangiare o di bere o di cose necessarie al corpo, ma solamente intendere a orare e laudare Iddio, e tutta la sollecitudine del corpo vostro lasciate a lui, imperò ch'egli ha spezialmente cura di voi». E tutti quanti ricevettono questo comandamento con allegro cuore e lieta faccia.

Il cuore animato da gioia e il volto lieto e sereno sono il “volto secolare” che Francesco vuole assumere anche oggi in chi si ispira a lui. Volto di giovani che si interrogano su come rispondere in pienezza al dono dello Spirito Santo ricevuto nei sacramenti e che abilita a scoprire e realizzare la propria vocazione specifica!

La GiFra è a tutti gli effetti un cammino vocazionale: porta a scoprire il proprio posto nella vita e nella Chiesa, come fece Francesco. Un posto che si può occupare solo grazie al contributo di tutti – la vocazione è pur sempre una scoperta mediata da altri – e che quindi la fraternità francescana ha il compito specifico di permettere che avvenga!

 

Cari gifrini e gifrine, buon Capitolo! In un mondo freddo e violento, voi possiate essere la luce di Cristo che porta gioia e calore a tutti! Vi accompagniamo con la preghiera e con la fiducia che possiate discernere sempre di più i passi graditi a Dio Padre!

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