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In-utili

Rubrica "Parola Viva"  -  Il commento al Vangelo della domenica a cura dei gifrini!

a cura di Riccardo

XXVII Domenica del tempo Ordinario

 

Dal Vangelo secondo Luca 17,5-10.

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore:

«Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe».

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola?

Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu?

Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?

Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».

 

 

Aumenta la nostra fede! Come se il Signore Gesù potesse darci una pozione da videogioco tipo funghetto di Super Mario che lo fa diventare più grosso! Soprattutto in queste settimane sento di fare mie queste parole, dopo la chiamata che il Signore mi ha fatto a servire questa gigantesca, bellissima e meravigliosa fraternità nazionale.

È una sorta di preghiera concentrata, una santa giaculatoria, un qualcosa da poter imparare a memoria e portarsi sempre in tasca; Sì perché la fede è un dono grande: se hai fede non vivi ancorato nel passato e negli errori che hai commesso, vivi il presente come un’occasione per amare e sai che il futuro è provvidenza, che il Signore ti accompagna, ti visita e non puoi avere paura.

L’immagine che Gesù ci regala, simile alla famosissima immagine della montagna che si sposta è veramente emblematica, te lo immagini un albero che si sradica e se ne va passeggiando tutto allegro verso il mare?

Quanta fatica continuare ad affidarsi ogni giorno! Quante volte nella mia vita ho pensato che tutto era sulle mie spalle e che potevo contare solo sulle mie forze, lo studio, il lavoro, il servizio. No! Mai soli. Mai! Più cerco di guardarmi indietro e più scorgo tutta la tenerezza con la quale il Signore mi ha tenuto in piedi, permettendomi di sbagliare ma guidandomi sempre verso il bene.

 

Servi in-utili. Ma cosa significa “quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato”? Ci ho pensato un po’, forse non è semplicissimo capire cosa il Signore mi stia dicendo con queste parole. Un padrone non ce l’ho, uno schiavo non sono. Chi è che mi ordina le cose? Il Dio della libertà? Assolutamente no.

Credo che “quello che vi è stato ordinato” si riferisca al mio bene. Ma che cosa è il mio bene? Come posso fare il mio bene? Dopo tanti anni (e a dire il vero anche dopo qualche testata) ho compreso che il mio bene non è sempre quello che sento nel cuore, quello di cui avrei voglia o quello che mi piacerebbe fare. Per comprendere il nostro bene abbiamo bisogno degli altri, dell’esperienza della fraternità che è tipica del nostro cammino di fede francescano, ma anche di uno sguardo “da fuori”, di un padre/madre spirituale che ci aiuti a fare verità dentro di noi. Allora potremo fare bene le nostre occupazioni, lo studio, il lavoro, la famiglia e la fraternità insieme ai vari servizi, certi di vivere nell’Amore, che è libero, disinteressato e vero. Allora cercheremo di non dimenticare che il Signore è il Dio della storia, che benedice la nostra vita, che compie miracoli veramente, che mette sulle nostre labbra le parole giuste al momento giusto; che siamo, come piaceva a Francesco definirsi, gli araldi del gran Re! (cfr. FF 1044).

Allora potremo dire che siamo servi in-utili, “senza utile”, senza guadagno, «perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo»(Fil 1,10).

 

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