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Pazienza per i frutti dell'avvenire

Rubrica "Parola Viva" | Il commento al Vangelo della domenica a cura dei gifrini!

a cura della fraternità di Livorno, nel giorno della sua prima promessa!


III domenica di Quaresima

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,1-9)

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. 
Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte?  No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 
O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 
No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». 
Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò.  Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? 
Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai». 


Una provocazione,  un fatto grave e sacrilego: una rivolta soffocata nel sangue dai romani nel tempio. Si cercava forse la reazione di Gesù perché galileo, una manifestazione d'ira, la voglia di vendetta.
Che dire, oggi, di quei Cristiani che sono stati trucidati dagli integralisti islamici? O dei Cristiani costretti a scappare dalle loro case e dalla loro terra? Che dire di tutto quel sangue versato in medio oriente, in nord d'Africa, in ogni dove. La storia sembra non cambiare la sua virulenza.

“Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. È una frase rivolta a tutti noi che ci rifugiamo nell'angolo sicuro della nostra vita tenendoci lontani dalla storia - sempre che sia possibile - certi di non cadere nell'ira divina perché "non facciamo male a nessuno".

Siamo  davvero certi che la violenza che  ci circonda non ci tocchi, che la delinquenza sia responsabilità solo di altri?

"Noi dobbiamo convertirci a ciò che ci viene insegnato dai fatti, e ricordarci che la nostra sorte sarà peggiore" (E. Balducci).

Non possiamo guardare la storia dal di fuori dei fatti; sono segni da leggere, moniti per il futuro. Sono i fatti che chiedono conversione, cambiamento radicale: alla violenza non si può rispondere con altrettanta violenza?

La parabola sembra mettere in contrapposizione la mano di colui che viene a cercare frutti e la pazienza del vignaiuolo abituato a mettere le mani nel terreno. Giovanni nel suo vangelo è ancora più radicale perché tagliare e potare è attività costante dell'azione di Dio che continuamente tende la mano in cerca del frutto: Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto (Gv 15,2).

 

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