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La mia mangiatoia

Rubrica "Parola Viva" - Il commento al Vangelo della domenica a cura dei gifrini

cura del consiglio regionale

Santo Natale

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2, 15-20)

Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l'un l'altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.

 

Quante volte, nella mia vita, la Gloria e la Grazia di Dio nasce nel mio cuore senza che me ne accorga, nasce nella mia mangiatoia senza grido di gioia, senza filo di voce. Il Signore bussa alla mia porta quotidianamente, vuole entrare: sto rispondendo? Cosa sto facendo? Dove sto andando?

 

Quante domande i pastori si saranno fatti dopo l’annuncio dell’angelo, che paura tremenda! Quante domande oggi io mi sto facendo di fronte alla Grazia di un Dio che si fa piccolo per la mia Salvezza. Eppure i pastori, nonostante forse alcuni dubbi, andarono senza indugio a vedere quel bambino. Mi immagino la trepidazione, il loro parlare tra loro: la paura si scioglie in canti di zampogne.

 

Non posso oggi stare in casa, non posso limitarmi a meri atti esteriori, a un bel pranzo, a tanti regali, a sguardi a volte finti di gratitudine, voglio anche io condividere questa gioia con gli altri, voglio anche io uscire, muovermi verso la mia Betlemme. A volte la Pienezza mi sfugge di mano, non la assaporo né la ascolto, ma oggi no! Oggi la voglio afferrare, ascoltarla e gustarla.

 

I pastori arrivano infine in quella mangiatoia. Quella mangiatoia è la loro e la mia mangiatoia: le ferite di ogni giorno, le mie povertà, i miei dubbi sono in quella culla. Lì vedo la mia famiglia, il mio lavoro, il mio studio, le mie relazioni, la mia fidanzata… mi meraviglio, rimango stupito: Dio nasce in tutto questo, nasce nell’ordinario, in tutto ciò che è considerato banale e di poco conto, in tutto ciò che forse a volte scarto perché non di successo.

 

Torneremo, dopo queste vacanze natalizie, lodando e glorificando Dio? Maria, tu che custodisci e mediti nel tuo cuore ogni cosa, aiutaci ad essere nel silenzio dei semplici rumorosi ma efficaci testimoni.

 

Che questo Natale sia “semplicemente” un Natale vero!

 

Tanti auguri fratelli e sorelle.

 

 

Marcello 
e tutto il consiglio regionale

 

 

 

 

 

 

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