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Rubrica "Parola Viva" - Il commento al Vangelo della domenica a cura dei gifrini!

a cura della Commissione Comunicazioni Sociali & Web Toscana

 

II domenica di Avvento

Dal Vangelo secondo Marco (1, 1-8). 

 

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

 



 E' Natale! Si fa l'albero! Il presepe, le lucine, i regali, droni di Amazon ovunque...

e invece, c'è chi spiana le strade!


Nel chiasso che precede queste festività, Giovanni viene visitato dal Signore mentre è nel deserto: una condizione di vuoto, solitudine e difficoltà, ma anche di silenzio e apertura all'ascolto.

Egli è colui che secondo Isaia apre le strade al Signore con il suo battesimo di conversione e ci annuncia una salvezza nuova.

 

Da un lato ci siamo noi, chiamati a preparare le strade al Signore, a colmare quegli abissi e abbattere quelle pareti che impediscono a noi e ai nostri fratelli di incontrare il Cristo.
Dall'altra c'è Gesù che viene in mezzo a noi, appianando quella via tortuosa per arrivare a Lui e al Padre.


Giovanni è l'ultimo dei grandi profeti prima di Cristo, che si ritira nel deserto per cercare Dio.
Di questo deserto egli fa tesoro, un'esperienza che lo porta all'annuncio.
Con la venuta di Dio nel mondo, è Lui che ci tende la mano, che viene a cambiare le nostre vite, a concederci la salvezza mentre peschiamo, raccogliamo le imposte, o magari prepariamo l'albero...

 

Questo Vangelo non ci chiama a ritirarci in un luogo desertico fino al 25 dicembre, ma a vivere l'avvento non rischiando di essere inariditi (“desertificati”) dalle tante distrazioni che ci circondano, che ci allontanano dal significato vero del Natale, ma come un periodo di attesa, di ascolto, di “deserto”, ma anche di annuncio, che ci prepari a quella venuta che ci regala una salvezza nuova.

Una salvezza che costruisce strade dove non ci sono. Una salvezza per tutti.

Angelica - Commissione Comunicazioni Sociali & Web Regionale

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