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Cena con delitto...

Firenze Montughi - 28/11/2015

Cosa succede quando si uniscono i talenti di molti ragazzi, la voglia di fare e la gioia di stare insieme? 

Succede che anche una cena di autofinanziamento può trasformarsi in una grande esperienza di vita fraterna. È successo sabato scorso. Da tempo si parlava di rimpinguare (termine tecnico) la cassa locale, sempre al verde, e per una serie di fortuite coincidenze ci è capitata sotto mano la possibilità di organizzare una cena con delitto.

Nonostante le molte parole c’è stata un po’ d’inerzia a far partire la cosa, ma grazie ad alcuni gifrini testardi l’idea è piano piano avanzata. A quel punto è stata affidata nelle mani dei più pratici, e da lì in poi è partita a tutti gli effetti. Più o meno è servito un mese per prenderne consapevolezza e tre settimane per preparare il tutto. Un grosso aiuto ci è stato dato dai frati, che ci hanno concesso di usare il teatro della parrocchia, ma soprattutto la loro cucina! Di comune accordo è stato deciso che la cena sarebbe stata rivolta agli amici dei gifrini e trovare i partecipanti non è stato facile, volevamo rientrare nelle 60 persone – visto che era la prima volta. I “designer” della fraternità si sono quindi attivati realizzando inviti sia cartacei sia virtuali, diffusi ai conoscenti; la cosa sembrava fatta, ma fino ad una settimana prima i partecipanti segnati erano soltanto 20.

Siamo arrivati in fretta al giorno della cena. Per tutta l’ultima settimana i cervelli si erano messi in moto e carburavano idee. Per i migliori di tutti noi la giornata è cominciata alle 8.20 con un cappuccino e una pasta dal <<Querci>>, pronti ad andare all’Esselunga a comprare cibo per 100 persone (82 invitati + 5 attori + pranzo e cena per i frati, dal momento che abbiamo occupato la loro cucina!). La rilettura dello scontrino è stata la ciliegina sulla torta.

Parallelamente si è trovato il gruppo di designer per allestire la sala… e ciò che hanno realizzato è stato magico! Erano uscite fuori idee di decorazioni, arredamento e sketch veramente incredibili, per cui tutti, compresi noi, sono rimasti stupiti. Anche gli attori (tutti gifrini tranne il coordinatore) avevano studiato le rispettive parti nel corso della settimana per poi ritrovarsi nel pomeriggio per un’ultima prova generale. Giunto l’orario, l’atmosfera che si respirava era straordinaria: l’ingresso del convento aveva cambiato volto, e vedere lì tanti ragazzi che avevano deciso di fidarsi del nostro esperimento è stato bellissimo!

Guardaroba, foto ricordo, e via a cercare il proprio posto a tavolo. A quel punto eravamo carichissimi! In cucina era già tutto pronto (erano lì a preparare senza sosta dalle 12.30), i camerieri avevano già “subito” due briefing e sapevano bene cosa fare, gli attori erano intimoriti ma al contempo pronti per il debutto.

La serata è stata stupenda. Quando mi sono girato, alla fine, per ringraziare la fraternità, dietro di me c’erano circa 35 persone, ed è stato bellissimo perché ognuno aveva donato un po’ di sé per la riuscita della serata. Penso che in pochi si ricordassero, in quell’istante, il motivo vero per cui stavamo facendo quella cena, in quel momento era semplicemente bello essere insieme, fianco a fianco, per darci una mano. È la gioia dell’esser fraternità, che si sperimenta sempre in maniera forte nel servizio.

Ammetto che è stato molto stancante, e che si è “cenato” con veramente poco, ma il pensiero che è stato palpabile anche nei giorni dopo è stato solo di gioia per quanto fatto. Sicuramente da rifare. L’ho già fatto, ma colgo l’occasione per ringraziare di nuovo tutti i gifrini della mia fraternità che hanno avuto la voglia di vincere la fatica e il coraggio di mettersi in gioco, e che con i loro talenti hanno reso una cena qualunque un bellissimo momento di fraternità. Grazie.

Lorenzo

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