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Essere aquile...

L'11 Ottobre 2015 la Gi.Fra. Toscana si è trovata a Grosseto per il Capitolo Fraterno di Inizio Anno. Un'occasione per rivedersi, risalutarsi, interrogarsi sulle bellezze della nostra Gi.Fra per poter ripartire facendo tesoro delle esperienze passate e prendendo coscienza di quello che sarà il cammino futuro.

A tal proposito, durante la Messa finale di questo Capitolo, Frate Samuele ci ha voluto donare queste parole per poter ripartire carichi di entusiasmo e dell'amore che Dio ci dona ogni giorno.

 

Carissimi giovani, non ho alcun titolo per scrivervi se non quello di volervi bene. State per ripartire, ma siamo sempre in cammino: il cammino è il senso della nostra vita. La vicenda umana, l'avventura cristiana sono un cammino. Non a vuoto, ma con precise finalità, precisa mèta. Un cammino di crescita fino all'uomo perfetto in Cristo. Mettendoci in cammino prendiamo con noi un bastone e una bisaccia.

Il bastone ci sarà di stimolo nella fatica e di sostegno nella stanchezza. Nella bisaccia, piccola perché non possiamo appesantirci, metteremo cinque cose, queste:

un ciottolo della ghiaia del lago di Genezaret. Qui Gesù chiamò i primi discepoli . Questo ciottolo ci ricorderà la nostra vocazione ed elezione -cristiana e francescana: alla sequela del Signore Gesù, alla maniera di Francesco d'Assisi. Con gratitudine e lode, con fedeltà e perseveranza, con generosità e umiltà. 

Poi metteremo nella bisaccia un ciuffo d'erba del monte delle beatitudini. Ci ricorderà che siamo veramente fortunati/beati/benedetti da Dio se siamo poveri-liberi: distaccati dall'avidità di avere e dalla brama di possedere; se siamo afflitti, miti, affamati e assetati di giustizia, misericordiosi, puri, operatori di pace, perseguitati per la causa di Dio.. Ci ricorderà che siamo fortunati/beati/benedetti da Dio se vogliamo costruire una società alternativa, diversa, fondata sui princìpi e i valori del Vangelo: la civiltà dell'amore. 

Poi metteremo nella bisaccia un frustolo di pane avanzato dalla condivisione dei cinque pani. II pane della vita: da spezzare, da condividere, da donare. Il pane che è il nostro tempo messo a disposizione, le nostre energie di mente e di cuore spese per gli altri. Il pane che cementa la comunione , che è solidarietà; che è viatico; che, offerto, regala la speranza, regala la fraternità: l'unità.

Il Pane che è Gesù: pane vero, vivo, disceso dal cielo, pane di Dio, Pane della vita, che dona la vita eterna. Il Pane della sua Parola e il Pane del suo Corpo. Il Pane della convivialità. Il Pane che ci fa assidere alla tavola del Signore, gli uni accanto agli altri; gli uni con gli altri; gli uni per gli altri

Poi metteremo nella bisaccia una scheggia della croce di Gesù. "Chi vuol venire dietro a me, dice Gesù, prenda/abbracci la sua croce e mi segua". Sulla via del Calvario: il monte della crocifissione e della risurrezione. (!) A ricordarci che il sacrificio fa parte della vita, e però va affrontato con fiducia, con speranza, insieme a Gesù. Gesù con noi, noi con Gesù: insieme. "Ad lucem per crucem". 

Infine metteremo nella bisaccia un sasso tolto dal masso rotolato via dalla tomba di Gesù risorto. Perché la risurrezione del Cristo - e nostra ( ! )- dà senso e direzione al nostro camminare nel tempo.

Alle nostre scelte, al nostro operare; al nostro vivere. E' risorto ed è sempre con noi; è l'Emmanuele: Dio con noi. Il Vivente, il Vivente in eterno. Cristo risorto diventi la via nella quale vogliamo camminare; la verità che vogliamo credere; la vita che vogliamo amare; il modello sul quale specchiarci; il “Maestro” che vogliamo ascoltare, il pastore che vogliamo seguire, il Pane che sostiene il nostro cammino; l 'Acqua sorgiva che appaga tutte le nostre seti: sete di amicizia, di simpatia, di dialogo, di affetto, di comprensione, di ascolto, di accoglienza, e sete di verità, di giustizia, di unità, di pace, di felicità, di santità. 

In cammino dunque! Non lasciarsi vivere, ma vivere! Mettersi in gioco; donarsi; spendersi. E' più bello dare che ricevere. Appassionarsi. Ci sono passioni senza grandezza, ma non c'è grandezza senza passioni. Accettare le sfide. Essere profeti e cioè messaggeri di un futuro migliore. Credere che il regno di Dio non è un' utopia, tutto è possibile a Dio. E' un sogno?! I sogni di Dio si avverano sempre. Dal momento dell'Incarnazione Dio non solo è sceso sulla nostra terra, non solo è entrato nella nostra storia, ma si è immesso nella nostra carne umana; è un tutt'uno con noi. Ci si può credere o meno, ma di fatto c'è! C'è dentro! E niente e nessuno può toglierlo! Camminiamo avvolti dalla sua luce, protetti dal suo amore. Avanti! Via ogni protagonismo e ogni individualismo!

Se vuoi arrivare primo, corri da solo, ma se vuoi arrivare lontano, cammina insieme. E' più bello insieme! Una mano nella mano del Signore e l'altra nella mano del fratello, della sorella. E sognare! Sognare grande; sognare alto. Mi sovviene la parabola dell' aquilotto; dice così: 

Un uomo trovò un uovo d'aquila e lo mise nel nido di una gallina. L'aquilotto nacque insieme alla covata dei pulcini e crebbe con loro. Per tutta la sua vita l'aquila fece ciò che facevano i polli, credendo di essere un pollo. Razzolava in cerca di vermi e insetti. Chiocciava e faceva coccodè. E agitava le ali alzandosi di poco da terra, come i polli.

Gli anni passarono e l'aquila divenne molto vecchia. Un giorno vide molto in alto sopra di lei nel cielo limpido un magnifico uccello, che fluttuava maestoso e pieno di grazia, tra le forti correnti dei venti, e che batteva solo di tanto in tanto le sue possenti ali dorate. La vecchia aquila lo osservò, piena di reverenziale timore. “Chi è quello?!” chiese al suo vicino. "E' l'aquila, la regina degli uccelli", il vicino rispose. “Ma tu non ci pensare; tu e io siamo diversi”. E l'aquila non ci pensò. E visse e morì convinta di essere un pollo. Peccato; era nata per ben altre altezze!

Auguri di essere aquile, carissimi giovani!

Vi voglio bene, vi abbraccio uno a uno

Vostro Fr. Samuele

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