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La bicicletta del servizio

Rubrica "Parola Viva" - il commento al Vangelo della domenica a cura dei gifrini!

a cura della fraternità di Firenze Montughi

XXV domenica del tempo ordinario

 Dal Vangelo secondo Marco 9,30-37. 


In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. 
Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà». 
Essi però non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni. 
Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo lungo la via?». 
Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. 
Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti». 
E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro: 
«Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato». 

 

 

Cosa hanno in comune un famoso campione di ciclismo e il messaggio del Vangelo di oggi?

Gino Bartali era un fervente cattolico che, tra il 1943 e il 1944, prese parte ad una rete di aiuti ebraico-cristiani tra la Toscana e l’Umbria, trasportando documenti falsi nella sua bicicletta e distribuendoli nelle città con la scusa degli allenamenti. Con il suo gesto salvò più di 800 ebrei, ricevendo la medaglia d’oro al merito civile da Carlo Azeglio Ciampi.

Come insegna Gesù agli apostoli, per essere i primi è necessario inginocchiarsi di fronte agli altri ed essere umili nel proprio servizio. Esattamente quello che fece Bartali, tenendo nascoste queste vicende, venute alla luce pochi anni fa. Gli apostoli invece non capiscono ciò che il Figlio di Dio dice loro: non possono concepire un Messia servitore, e preferiscono discutere su chi di loro sia il più grande, rendendo più stridente il confronto tra Cristo che si rende “piccolino” come un bimbo indifeso e debole e i discepoli stessi. È il comportamento tipico dell’ignorante, che ha paura di chiedere spiegazioni e quindi cerca senza ragioni di affermare la propria superiorità.

In questo episodio, inoltre, Gesù annuncia la propria Passione, come aveva già fatto in precedenza e, come in passato, collega la sua morte al sacrificio e al servizio. Il figlio di Dio infatti si sacrificherà per la salvezza dell’uomo e si piegherà ai piedi persino di colui che lo tradirà per lavarglieli. Sebbene avessero già lasciato tutto per seguire Cristo, i discepoli hanno paura di percorrere la strada del sacrificio da lui annunciata. Nonostante avessero già sentito tali parole, essi nuovamente non le comprendono e tutto diverrà loro chiaro solamente dopo la Resurrezione. Gesù è però paziente ed è disposto a rispiegar loro tali principi, da buon Maestro, e a perdonarli per il loro comportamento, in quanto Figlio di Dio.

Beatrice

 

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