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Abbraccia te stesso, prendi la tua croce e seguimi

Rubrica "Parola Viva" - Il commento al Vangelo della domenica a cura dei gifrini!

XXIV domenica del tempo ordinario - Anno B

a cura della fraternità di Pisa

Ogni volta che leggo questo passo del Vangelo lo sento con tutto me stesso, dalla punta dei capelli all'interiorità dell'anima, e quando ascolto queste parole percepisco che la vita scorre dentro di me nella sua immensa impetuosità. Questa Parola ha cambiato la mia vita, la descrive, la racconta e spero che ciò valga per tutti. Nelle parole, in ogni singola parte del discorso, vi è un emozione forte e diversa, partendo dalla gioia di scoprire che Gesù è il Cristo, nostro Salvatore, passando per lo straniamento che proviamo quando Egli annuncia che la via per la Salvezza che percorrerà per noi è la via della passione e della croce, giungendo finalmente alla paura, ma anche all'incontenibile volontà di seguirlo rinnegando se stessi e prendere la propria croce potendolo così incontrare e vivere con Lui per l'eternità.


Molte volte capita a noi cristiani, francescani e gifrini, e sono il primo ad ammetterlo,di riconoscere il Cristo per fede, e di rimanere attratti dalla sua figura carismatica eincredibile, ma di non volerlo seguire appieno perché temiamo di rimetterci incredibilmente, il tutto perché abbiamo paura di morire. Abbiamo un'indicibile paura della morte, non tanto di quella biologica, quanto di quella del nostro ego.

Pensiamo che, vivendo realmente il Vangelo e seguendo alla lettera la via del Cristo,possiamo realmente perdere noi stessi, temiamo seriamente che davanti agli altri non esisteremo più, e che nessuno, scusate per la schiettezza, possa più stimarci. È facile proclamare grandi e belle parole, è facile dire di essere cristiani, francescani e gifrini, ed è ancora più facile apprezzare ciò che la gente dice di noi perché siamo gente “perbene” e ci mascheriamo di Vangelo all'occorrenza, ma ci risulta particolarmente difficile vivere ciò che è scritto in questo libro della Vita. “A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può salvarlo?” questo chiede san Giacomo alla comunità dei cristiani nella seconda lettura di oggi. E questo bisogna chiederci: che senso ha una fede di parole? Che senso può avere una vita vissuta senza vivere? Il vero problema però non è agire come forsennati per dimostrare la fede che abbiamo, ma è vivere la fede, così come non ha senso vivere da morti. Io ho passato quasi l'intera esistenza a dimostrare davanti agli altri la mia fede e quanto fossi un cristiano integro, ma lo facevo solo per il mio ego, e agivo solo per dimostrare la mia esistenza, solo per alimentare la mia autostima, ma un giorno un frate durante una catechesi sul servizio citò il passo del Vangelo di questa domenica e disse che l'unico modo di rinnegare se stessi è quello di amarci.

 

Paradossale come cosa, ma densa di significato. Disse che prima di essere un vero cristiano bisogna conoscere noi stessi, e l'unico modo per farlo è quello di lottare contro di noi per poi abbracciare il nostro vero io e abbracciare così noi stessi e finalmente amarci, senza rifiutarci o odiarci perché non siamo mai abbastanza davanti agli altri, ma accoglierci per quello che siamo. Solo così potremo finalmente rinnegare noi stessi ed essere abbracciati da Dio, così come recita il bellissimo canto Abbracciami. Con ciò potremo morire per vivere di nuovo, perché abbandoneremo ogni pretesa e ogni volontà di dimostrare chi siamo agli altri e a noi stesso, e potremo così toglierci la maschera del perfetto cristiano e finalmente vivere la nostra vita in maniera autentica così come recita il Vangelo di oggi: chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. Moriamo per rinascere e viviamo per risuscitare chi è nella morte, questo siamo chiamati a vivere e per questo Cristo è il Figlio di Dio, ed è per questo che lo seguiamo, perché vogliamo condividere la gioia con tutte le creature di essere stati salvati da Lui e ardiamo dalla voglia di testimoniare che solo con l'Amore potremo realmente essere liberi.

 

Lo stesso è accaduto al nostro fratello San Francesco che, per percorrere la via della vita, ha rinunciato alle sue maschere, falsità e aspettative, ma si è spogliato fisicamente e interiormente di ogni cosa che aveva per poter essere finalmente se stesso e poter così seguire il Cristo divenendo ciò che ha sempre desiderato, il Suo cavaliere. Rinnegare perciò non è annullare se stessi e i propri desideri, ma è spogliarsi ogni giorno dei nostri falsi idoli e rivestirsi di vera luce per poter essere anche noi luce delle genti e vivere come sempre ogni uomo ha sognato: vivere come Dio, stando con Lui senza rinunciare ai nostri sogni e alla nostra essenza.

Lorenzo

 

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