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Slancio d'Amore

Rubrica "Parola Viva" - Il commento al Vangelo della domenica a cura dei gifrini!

a cura della fraternità di Grosseto

VI domenica di Pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni 15,1-8. 
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. 
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 
Voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato. 
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. 
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. 
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». 


 

 

In tutta Gerusalemme fremono i festeggiamenti della Pasqua ebraica: il ricordo della fuga del Popolo di Israele dall’Egitto, dal Faraone, dalla schiavitù.

 

Ma in una piccola dimora, nei pressi delle porte degli Essèni, regna il silenzio. Il Maestro è profondamente commosso. Qualcuno sta per tradirlo. I discepoli si guardano l’un l’altro, esterrefatti:

 

-Chi di noi potrebbe mai fare una cosa simile?-. Allora Gesù intinge un boccone, lo porge a Giuda:-Quello che devi fare, fallo presto-. E subito satana entra in lui. Poi corre fuori, in una notte senza stelle.

 

-Alzatevi, andiamo via di qui-, dice Gesù ai discepoli. L’ora è vicina. La tremenda tristezza di lasciare i suoi amici lo avvolge. Prima che tutto sia compiuto, vuole indicare loro, ancora una volta, la Via che li riporterà a Lui. E lo fa con una parabola: l’ultima, la più importante.

 

-Io sono la vera vite, e il Padre mio è il vignaiolo-.

 

Come il vignaiolo, con estrema cura, brucia i tralci che non portano frutto e accorcia quelli buoni perché fruttifichino di più, così il Padre si prende cura dei suoi Figli, perché non soffochino avviluppati dai tralci del demonio, ma respirino a pieni polmoni l’aria del Paradiso.

 

I tralci da soli muoiono. Come vengono staccati dalla vite, seccano.

 

-Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto-. Solo rimanendo uniti al Figlio, potremo giungere al Padre. Questo è lo slancio d’Amore che proietta gli uomini e le donne dalla polvere della terra agli Angeli del Cielo. Questo è l’incredibile dono di avere Qualcuno che ci precede, che ci prepara un posto, che ci mostra la strada e, nonostante tutto, ci tiene ancorati a sé.

 

Questo è ciò che Gesù vuole per i suoi amici: non essere semplicemente ricordato nella memoria di un tempo che fugge furtivo, ma essere abitato da noi per ogni giorno della nostra vita.

 

 

 

Daniele V. Bruno

 

 

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